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Venerdì 19 gennaio 2018, i Dressed To Kiss verranno al Jailbreak per celebrare  i loro 24 anni di attività. Andrea Saolini ci racconta come ha vissuto tutto il periodo con la band, in un'intervista autobiografica, dove svela anche la realizzazione della loro storia a fumetti.

Il vostro libro a fumetti sta riscuotendo consensi non solo su internet. E' tra un fumetto e un fotoromanzo. Una cover band che si mette in gioco e si racconta, fin dall'inizio. Come vi siete evoluti musicalmente e in che modo lo avete messo in evidenza nell'opera?
 
E' stata un'idea così, venuta di getto. Visto che i Kiss avevano creato e pubblicato un fumetto negli anni '70 con la Marvel, l'abbiamo fatto anche noi.  E' capitata l'occasione e abbiamo pensato <<perché no?! >>.
Il materiale era pronto, quindi abbiamo detto tra noi: <<ok proviamoci>>. Da quando è uscito ho fatto anche molte apparizioni sia truccato che non. Sono stato al Romics a presentare il fumetto in tre stands diversi, alla partita del cuore di Setteville dove per beneficenza ho regalato delle copie ai ragazzi, poi al Golden Store Comic Books, presso il negozio Pink Moon Records e anche in altri luoghi. Questo Natale abbiamo dato circa una decina di copie a vari siti, tra cui Rock By Wild, Heavy Metal Webzine e siti per fumetti. Heavy Metal Webzine ha indetto un concorso a premi con una copia in palio. E' andato bene penso, e soprattutto ci ha fatto piacere fare un regalo anche ai loro lettori. Nel 2014 siamo stati a New York per presentarlo al 50° Festival dei Beatles dove abbiamo suonato al Bitter End, noto locale situato nel quartiere Greenwich Village, proprio dietro l'angolo del Cafe Wha?. E poi, visto che eravamo sul posto, l'abbiamo portato anche alla Marvel, ma ... non ci hanno fatti neanche entrare nel palazzo, ah ah!


Colpi di scena e inseguimenti d'auto... in breve la trama alla quale si aggiungono anche le esperienze musicali dei Dressed To Kiss come band. Che cosa ti ha spinto a decidere di rischiare, osare con qualcosa di nuovo?

Il libro "La storia di una tribute band Kissenefrega" è stato pubblicato nel 2011 dalla Robin Edizioni. E' la storia di un gruppo con un'unica idea in testa: riuscire a suonare davanti a un membro originale della band che omaggia da anni. I membri sono disposti a tutto, così architettano e mettono in pratica un piano fatto di inseguimenti e colpi di scena.  Abbiamo realizzato 300 scatti digitali che sono stati resi in forma di fumetto con i classici dialoghi nei ''balloon''. Una volta pronte tavole e sceneggiatura, il lavoro è stato presentato agli editori, che l'hanno ritenuto interessante e quindi idoneo per la pubblicazione. E così, la nostra idea non è rimasta ferma in un cassetto.

Sono tutte cose che inserisci come se fosse, alla fine, una vera biografia. Sette anni per la pubblicazione di un libro con molti altri collaboratori e amici che vi hanno partecipato. Come hanno reagito inizialmente quando avete proposto di pubblicare un libro? Come hanno accolto questa idea?

Il libro prima si chiamava "15 anni in una tribute band", poi divenne "Vita, sogni e rock'n'roll".  Sai, all'inizio, volevo fare il serio raccontando una storia su come stanno le veramente le cose nel mondo del rock e quello che ci era capitato. Ma alla fine, ci dicevano sempre << sono 15 anni persi nel nulla, che ci fai con questa roba? A chi puo' interessare la storia di una tribute in giro per l'Italia?! Non siete famosi, la gente vuole sogni, illusioni, fantasticare su cose incredibili e credere che tutto sia possibile. Invece, arrivate voi e dite: guarda, questo è quello che a noi è veramente accaduto, sono anni che ci proviamo, ma non ce la facciamo>>:
Ho scritto una cosa stile ''leggete questo per farvi un'idea'', dando qualche dritta e consiglio a chi fosse interessato, oltre a ricomporre più di 20 anni di live.
Mi sembrava di non aver realizzato veramente nulla, poi, la cosa che fece scattare l'interesse di un editore fu quando ebbi l'idea di chiamare il racconto "KISSENEFREGA!" . Il titolo faceva colpo. Nel frattempo, avevamo anche scritto la sceneggiatura  "L'ombra del demone - un giorno tanto atteso", così, per ragioni di tutela, ho voluto che fosse aggiunta.

Vi sono inserite diverse esperienze fuori dall'Italia e suonato a fianco di artisti importantissimi come uno dei pilastri della NWOBHM, i Tygers Of Pan Tang. Cosa vi hanno trasmesso musicalmente?

Quelle date e tappe hanno fatto parte di un tour in Europa per celebrare 20 anni della band. Siamo stati in Olanda all'Heavy Fest con Tygers Of Pan Tang. Al Festival hanno preso parte gruppi di un certo calibro e noi eravamo l'unica tribute. E' stata una bellissima esperienza. Siamo partiti da Roma per arrivare a Francoforte alle 11:00 del mattino, poi abbiamo preso una macchina a noleggio e ci siamo diretti verso l'High Voltage Club di Copenhagen. Era già mezzanotte quando siamo arrivati a destinazione,  per cui ci siamo truccati in auto perché eravamo in ritardo.
Il giorno seguente, siamo andati in Olanda per l'Heavy Fest in apertura ai Tygers, poi il giorno dopo siamo partiti per lo Star Club in apertura agli svedesi Bai Bang, per poi tornare nuovamente a Francoforte. Tremila km in 4 giorni, a raccontarlo sembra davvero pura follia!

E che cosa ci racconti dell'apertura ai Bai Bang? Che differenze hai notato rispetto all'Italia nei paesi nordici, come modo di recepire la musica da parte della gente e di fare musica da parte di band?

Gran bella band, sono ragazzi molto divertenti e simpatici. Le differenze sono due fondamentalmente: loro sono come sono, non devono entrare in una mentalita' per fare qualche cos'altro. All'estero non perdono tempo in drammi,chiacchiere, discorsi vari o strane prese di posizione: fanno quello che devono fare punto e basta.

Gene Simmons ad Esquire, ha detto: La morte del rock non è stata naturale. Non è morto di vecchiaia. E' stato ucciso..'' cosa pensi di questo concetto e di come internet ha cambiato il modo di concepire la musica?

Gene Simmons puo' dire quello che vuole, ha un ufficio stampa che gli gestisce le comunicazioni. Ogni giorno c'è una notizia su un suo pensiero riguardo qualcosa. In realtà, credo che a livello di profondità, non gliene importi nulla, basta che ci sia il suo volto nei mass media: quella è l'unica vera cosa che conta. Tanto, da quando è subentrato internet, hanno raddoppiato le vendite dei biglietti ai concerti. Non solo i Kiss, ma tutte queste bands, secondo me, potrebbero aver venduto il loro catalogo anni '70/'80 che non tirava più in formato LP /CD a qualche corporazione che lo gestisce a livello di internet, perché non si spiega cosa ne sia stato dei copyright.

Secondo me, la questione potrebbe essere molto piu' profonda, fatta di cose che non tutti sanno. Forse, anche per questo, quando Lars Ulrich mosse causa contro Napster gli dissero:'' calmati un attimo, che qui ci metti in cattiva luce''.
Le grandi major, secondo me, fanno  girare un brano appena uscito già con centomila visualizzazioni in modo da stare sopra tutti gli altri, mentre le altre bands partono da zero. E così, quando una band piccola riesce a creare qualcosa, si nota che in alcuni paesi neanche si vede il video. Ci potrebbe essere una sorta di prima scelta, come del resto in tutte le cose, come un ''chi deve fare la fila, chi no!''
Io non penso che un video dei Beatles, per esempio, riceva lo stesso trattamento di un band qualsiasi.
Inserire i cataloghi su internet, in realtà secondo me, ha dato i suoi frutti: ci sono esperti che calcolano già con almeno dieci anni di anticipo cosa si sta sviluppando. Il mercato funziona così. Molti di questi erano gruppi che a fine anni '90 faticavano ad andare avanti, poi tutto d'un tratto rieccoli su internet e sui social a sputare sentenze contro tutto un sistema, che alla fine, per loro va bene comunque. E' per questo che sono scettico in merito a ciò che dicono, perché sanno che in questo modo arriveranno a miliardi di persone ogni giorno.
Internet e i social a queste bands ha portato business, perché i loro live sono sempre gonfi e i biglietti costano. Sono le nuove che non ce la fanno perché non hanno un catalogo e una storia di 20 anni. Secondo me, a gente come Simmons, interessa solo far vedere il forte potere mediatico e quindi essere sempre in primo piano. Questa mentalità c'è anche in Italia, ma in primo piano c'è Belen o un calciatore di una grande squadra, piuttosto che un cantante rock.


Sappiamo che i veri Kiss hanno permesso alla vostra band di partecipare gratuitamente al meet & greet del 2008 in cui vi siete fatti una foto insieme. Come avete vissuto questo incontro?

Ovviamente è stata una una grande giornata, con in più quattro biglietti gratuiti per vedere lo show. Molti ancora mi chiedono: <<ma come hai fatto!?>>. Sinceramente non lo so, ma ci sono riuscito.
Gli abbiamo regalato una targa commemorativa in loro onore per ringraziarli. Poi, sono scattate anche le invidie, con gente che diceva che il Meet And Greet era falso. Ci hanno sempre attaccato per motivi vari e perché facciamo di testa nostra senza il permesso di nessuno. Addirittura dicevano che la foto con i Kiss fosse un fotomontaggio, tanto che non è mai stata pubblicata su nessuna rivista. Anche per questo ho pubblicato il fumetto, per poter mettere la foto sul retro della copertina.
Gli addetti  ai lavori ci hanno sempre rispettato perché siamo stati sempre precisi bene o male. Certo, non siamo angeli, però ci siamo sempre comportati bene anche quando abbiamo fatto TRL Live. E' bastata una semplice telefonata e sapevano chi eravamo, ci hanno permesso di andare a Castel Sant'Angelo. Sapevamo fino a che punto poter spingere senza essere troppo invasivi, anche perché ci hanno sempre trattato bene.
Per X Factor, fummo chiamati dalla redazione per fare un po' di casino: sapevamo che non avremmo passato il turno, ma siamo stati contenti di aver partecipato.
Quando trasmisero al Cinema Farnese a Campo dei Fiori il documentario della Fox Productions "Dressed to Kiss, una Storia Vera" , ci dissero:<< Vi mettiamo su una carrozza con i cavalli. Partite da Piazza di Spagna, fate il giro di Roma e arrivate davanti al cinema in grande stile con i cameraman che vi seguono, così fate una bella figura. Entrate, fate il live e trasmettiamo il documentario>>. Come fai a dire di no a una cosa del genere?!
Poi, per gioco, certo, ci divertiamo a fare un po'di scena, tutto qui.


I vostri show sono molto particolari, anche mai realizzati prima da nessuna cover band, come quello del Jailbreak Live Club per The Elder che celebra 35 anni e nessuno ha mai indossato quei costumi dal vivo...

Dopo 22 anni, volevamo toglierci una soddisfazione. Il discorso è che la band fondamentalmente dopo la foto con i Kiss a Verona nel 2008 era finita, avevamo chiuso i battenti. Io ero rimasto l'unico elemento originale, gli altri avevano deciso di lasciare. Continuavano ad arrivare chiamate, percio' per tutto il 2009 ho riformato la primissima line up. Nel 2010 anche questa formazione si sciolse. Fino al 2015 siamo andati avanti a inerzia, poi ho mandato avanti la band fino alla fine dell'anno.
Dopo gli eventi del Bataclan a Parigi c'è stato uno totale stop. Nel 2016 mi sono sentito come una macchinetta che carica la manovella per suonare sempre le stesse canzoni. Non prendevo più neanche in mano la chitarra per provare. Andavo semplicemente alle prove e rifacevo tutto a pappagallo di volta in volta. Era diventata una cosa alienante. A un certo punto ti viene voglia di mollare tutto, quando sono addirittura gli elementi della tua stessa band che tirano in 20 direzioni diverse. Eravamo piombati in una crisi generale.
Cose che vanno storte, problemi economici. <<Non ci sono più le premesse per stare bene in compagnia e fare rock'n'roll -  dissi ai ragazzi - se proviamo a fare qualcosa di nuovo e stimolante, bene, altrimenti preferisco lasciare>>.

Così, abbiamo preparato il live del concept dei Kiss The Elder per i 35 anni. Non è mai stato eseguito, pertanto abbiamo dovuto imparare brani mai sentiti, ragionare sugli arrangiamenti e sulle strutture, come una band che riparte da zero.
Abbiamo creato anche il look, che ci ci ha dato una nuova carica.
Dopo un'estate trascorsa con vari elementi, problematiche di ogni genere e sostituzioni di ogni tipo per ragioni di lavoro, abbiamo chiamato tre chitarristi e tre batteristi per poter effettuare i live. Ogni volta erano scaletta e line up diverse, quindi diventava veramente dispendioso a livello di energie. Nel frattempo siamo stati chiamati in Svizzera, a Udine e in altri posti di un certo livello. Non puoi andare a un festival per celebrare 20 anni di un gruppo di bikers e rovinargli la serata. Se prendi un impegno, va fatto come si deve per una questione di rispetto.
La band non era proprio al massimo delle potenzialità, così mi sono fermato per un anno e mezzo a riflettere. Stiamo sperando di poter riaprirci queste strade, con un assetto più solido. Ci vorrà tempo e lavoro, ma se vai in giro con una band che non è il massimo, ne paghi le conseguenze. Quell'estate abbiamo fatto fede a tutti gli impegni, suonando in tanti live e quattro motoraduni,  di cui quello dei Cabum Bikers, quello dei Blacktaurus nel Molise, quello degli Urtos Grup per celebrare il loro ventennale a Udine e quello dei Black Lions a Supino. E' andato tutto bene, ci siamo divertiti. Vogliamo mandare un caloroso saluto a tutti i motoclub che ci hanno chiamati e sostenuti fino ad ora.

Sotto al vostro video di Youtube relativo a Odyssey c'è un commento con i ringraziamenti ufficiali di Tony Powers. E' un altro traguardo per la vostra band...

E' stato fenomenale. oltre ad essere uno degli autori di alcune canzoni che appartengono al concept album The Elder, è anche un autore di brani di musicals di Broadway.

Quali altre novità metterete in scena?


Ci saranno iniziative interessanti per mantenere vivo l'interesse e anche un'altra cosa. Ero stato contattato da una galleria d'arte che voleva fare una mostra chiamandola "20 anni di rock a Roma" , con gigantografie, materiale inerente la band, costumi in esposizione, il fumetto e i video in onda sul grande schermo. Un po' come fecero i Kiss per i loro acustici unplugged. Spero di risentirli, perché si trattava di un centro commerciale su Viale Marconi, quindi una bella location.
I Dressed to Kiss oramai sono due formazioni ben definite. Da un lato, ci sono i "Krazy Nights" che fanno prettamente il periodo Kiss senza trucchi e maschere, con il look glam inerente all'epoca anni '90, poi ci sono i Dressed to Kiss Killers, attuali. Abbiamo aggiunto "Killers" per tutte le bands che hanno ''preso in prestito'' il nostro nome e che attualmente si chiamano Dressed to Kiss dalla Spagna, dal Messico, dalla Svezia,  dall' Olanda. Sembra che nessuno sia più capace di inventarsi un nome per una Tribute!

Ciao ragazzi, rock'n'roll, un saluto dai Dressed to Kiss. Rock on!

 

Intervista a cura di Ilaria Degl'Innocenti

 

 

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